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Old 04-12-2008, 08:55 PM   #1 (permalink)
Digius
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Default La musica malinconica dei precari

Salve a tutti, mi sono imbattuto casualmente in un articolo dell'International Herald Tribune che mi sembra interessante e vorrei proporvelo...

il link all'articolo originale è il seguente:
'Tutta la Vita Davanti': All Italy is singing the call-center blues - International Herald Tribune

e ora passiamo alla traduzione (aiutatemi a correggere eventuali errori per favore )

L'Italia canta il blues dei call center
di Elisabetta Povoledo

Roma
"Hai tutta la vita davanti" è il leitmotiv ripetuto da adulti ben intenzionati ai ventenni protagonisti di un nuovo film italiano il quale invece suggerisce che, quando si tratta del futuro, i giovani italiani sono in vista di tempi difficili.
La banalità raddoppia nel titolo intenzionalmente ironico del film "Tutta la vita davanti" di Paolo Virzì, che è uscito nelle sale il 28 marzo per scatenare critiche etusiastiche qui [in Italia].
Questo film è un racconto comune dell'Italia di oggi: incapace di trovare un impiego nel suo campo di studi (filosofia), una neolaureata si rivolge ad un call center multinazionale per un lavoro sottopagato, nel quale non ha prospettive a lungo termine e poche gratificazioni a breve termine.
Superficialmente, con la sua surreale giustapposizione di psicologia motivazionale e aria da reality show, la visione di Virzì è più una commedia capricciosa che un reportage incisivo. Ma come per i maestri della popolare "commedia all'italiana", la critica implicita della società italiana non fa prigionieri. I protagonisti che lavorano nel call center vivono in uno stato di continua paura e insicurezza.
"E' un film sula difficotà di vivere in Italia oggi" ha detto Virzì durante l'intervista telefonica prima di presentare un succinto catalogo di cosa lui crede che i giovani italiani devono affrontare: poco ricambio generazionale, ce condanna i giovani lavoratori ad impieghi saltuari; un ambiente sociale che promuove il privilegio rispetto al merito e dove i sindacati combattono più per chi ha già un lavoro piuttosto che per chi non ce l'ha.
Prospettive desolanti a lungo termine che hanno toccato corde profonde qui [in Italia].
Sondaggi recenti per le elezioni politiche di questo fine settimana mostrano che l'impiego è uno dei problemi fondamentali per gli elettori, mentre la diffidenza verso le nuove forme di lavoro (l'impiego a tempo determinato è stato liberalizzato in Italia solo nel 2003) può essere stimolata dalla recente uscita di molti film e libri sul tema.
Oltre al film di Virzì nei primi mesi del 2008 hanno fatto il loro debutto cinematografico "Parole Sante", un documentario dell'autore-attore Ascanio Celestini che racconta le rivendicazioni al call center Atesia di Roma (che afferma essere uno dei più grandi 8 call center nel monto, e di essere in grado di rispondere a 300,000 chiamate al giorno) e "Cover Boy" un film indipendente a basso costo che ha dato spazio agli spontanei scoppi di rabbia di precari amareggiati... Solitamente lavorano in impieghi malpagati senza possibilità di straordinari(?).
"Cover Boy" è stato girato nel 2005 e ha dovuto passare qualche anno nel circuito dei festival internazionali, ma in Italia è nei cinema solo dal mese scorso.
"Il tema del lavoro precario è esploso solo recentemente ed è politicamente attraente" afferma il regista, Carmine Amoroso, soppesando il tempismo con cui il film è uscito. L'impiego temporaneo è sempre esistito, dice, "ma ora è diventato una sorta di firma o marchio (o logo)".
Il precariato ha fatto colpo sui alchi - il monologo "Tutto Precario" di Noemi Serracini ha avuto un apparizione di successo a Gennaio, dopo aver vinto premi per il copione - e il soggetto di numerosi libri, compreso "Schiavi moderni" dell'indipendente comico-diventato-politico-polemista Beppe Grillo, che descrive la legge che ha introdotto il lavoro precario in Italia come una "moderna peste bubbonica".
Le statistiche sono discordanti sul numero di lavoratori in Italia senza la certezza del lavoro, perché dipende dalla definizione che si da di lavoro precario. Le statitiche più recenti da parte dell'Istat indicano che ci sono 2.282.000 lavoratori in Italia -13,2% della forza lavoro - senza contratti a lungo termine. Altre agenzie, ed economisti, forniscono numeri maggiori, compresi fra 3,5 milioni e 10 milioni, a seconda della definizione di contratti a lungo termine.
Ma l'Italia è all'interno della media europea (16,8% nell'area euro, secondo i dati Eurostat del 2006) e molto minore di quella spagnola, dove i precarisono il 34% della forza lavoro (Eurostat.
Allora perché gli italiani si preoccupano così tanto?
"E' un tema politico usato come un argomento elettorale per creare consenso" spiega Michele Tiraboschi, un esperto in legislazione del lavoro e direttore scientifico della Fondazione Marco Biagi, che prende il nome dal consulente che ha delineato la riforma della legge sul lavoro del 2003, assassinato dai terroristi delle Brigate Rosse nel marzo 2002.
Le proposte dei candidati alla presidenza del consiglio nelle elezioni del 13 e 14 Aprile hanno scatenato molte critiche. Il candidato del centrosinistra, Walter Veltroni, ha proposto un salario minimo di 1000 euro al mese, più di 1500 dollari, per i lavoratori precari. (in Italia non esiste un salario minimo, e c'è una forte opposizione alla sua introduzione).
Silvio Berlusconi, il leader del centrodestra e magnate, ha avuto un approccio più attivo. Durante un'intervista televisiva ha consigliato ad una giovane donna con una situazione di lavoro instabile che lei avrebbe potuto "sposare un milionario come mio figlio, o qualcuno che non ha questi problemi". La reazione indignata era era prevedibile.
Tiraboschi fa notare che l'Italia ha "una grande anomalia che genera crescenti sensazioni di insicurezza e precarietà, anche per lavoratori con contratti a tempo indeterminato, cioé che molti italiani iniziano a lavorare quando sono già quasi trentenni". Iniziare un lavoro o approdare ad un lavoro temporaneo che non offre esperienze formative importanti e quell'età "aumenta la sensazione di disagio".
Un sondaggio pubblicato il passato febbraio dall'Istituto Piepoli commissionato dal ministero del lavoro indica che l'84% degli italiani tra i 18 e i 34 anni (su un campione di 100 persone) non ha mai sentito parlare di "flessicurezza", un modello di welfare impiegato per la prima volta in Danimarca che combina lavoro flessibile per i datori di lavoro e vantaggi per i lavoratori.
Inoltre, aggiunge Tiraboschi, gli italiani tendono a snobbare il lavoro manuale mentre l'educazione post-liceale [dopo le scuole superiori?] è vista più come un arricchimento personale che una preparazione al mondo del lavoro. "Le persone scelgono corsi in comunicazione o lingue, dove non c'è disponibilità di lavoro, ma non scelgono dei corsi scientifici". "Contemporaneamente le università, che dovrebbero offrire agli studenti un'orientamento, non dialogano con il mondo del lavoro".
Marta, la protagonista del film di Virzì, interpretata da un'esordiente, Isabella Ragonese, è una intelligente laureata in filosofia che finisce in un call center dopo aver tentato di entrare nel mondo accademico e che la pubblicazione [dei suoi lavori] viene fortemente scoraggiata.
"in un sistema universitario funzionante ai migliori e più intelligenti non sarebbe permesso di andarsene" afferma Virzì.
Alla fine, Marta riesce a pubblicare un racconto sulle sue esperienze nel call center per una pubblicazione filosofica [?? l'ho detto malissimo] di Oxford, esplorando i lati in comune fra call center, reality show e il filosofo tedesco Martin Heidegger.
Il documentario di Celestini sui lavoratori di Atesia finisce con una nota più depressa. La situazione in Italia, dice Celestini, è come "il Titanic, che con le luci accese e l'orchestra che suona, affonda lentamente nell'oceano"

Aspetto vostri commenti (non solo sulla traduzione :P) a presto, Digius
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Quello che non ho è quel che non mi serve
Lo que no tengo es lo que no me falta

_Fabrizio De Andrè_


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